http://Che tipo di genitore sei?

 

Qualunque genitore sano di mente vuole solo il meglio per il proprio figlio ma non sempre si è consapevoli di mettere in atto comportamenti che non aiutano la crescita e che in futuro, nonostante gli sforzi di far bene, si rivelano controproducenti. Credo che tre sono i princìpi guida di una educazione “sufficientemente buona”:

  1. guardare la realtà circostante e pensare che dobbiamo attrezzare i figli ad affrontarla
  2. non eccedere in nessuna cosa, “in medio stat virtus”, dare troppo produce danni tanto quanto il non dare
  3. considerare l’età del figlio e vederlo come essere differente da noi con pensieri,sentimenti e inclinazioni proprie

Di seguito i modelli familiari più comuni….

Iperprotettivo

Le famiglie iperprotettive, oggi le più numerose, fanno di tutto per rendere la vita dei figli il meno complicata possibile. Detta così potrebbe sembrare una ovvietà, ma ciò che fa sempre la differenza è l’equilibrio fra il dare troppo e il non dare nulla. Una simile logica si traduce nel sostituirsi al figlio evitandogli qualsiasi tipo di frustrazione o responsabilità e nel riparare ad eventuali azioni sbagliate che ha commesso.Il genitore iperprotettivo cerca di anticipare le possibili conseguenze di qualsiasi evento che potrebbe turbare il figlio.

Un esempio tipico è quella del bimbo o del ragazzo che dimentica un compito a casa e la mamma o il papà si precipitano a scuola per evitare che prenda un brutto voto. Oppure prolungano l’acquisizione di autonomie di base come allacciarsi le scarpe, vestirsi…

Così facendo il genitore si sente amorevole, in realtà sta “rubando” occasioni che renderebbero i figli autonomi, responsabili e capaci di gestire le frustrazioni.

In apparenza gli iperprotettivi operano in nome del “ non ti faremo mancare nulla “ ma dietro a questa affermazione c’è una squalifica costante perché tutte le volte che il genitore si sostituisce al figlio, il messaggio implicito che arriva a quest’ultimo è del tipo: “faccio io al posto tuo perché tu non saresti in grado o faresti male e non voglio che tu ne soffra”. In tal modo i figli arrivano davvero a sentirsi degli incapaci e a comportarsi come tali. Nella maggior parte dei casi soccombono e lasciano fare all’adulto ma non diventano autonomi e pensano di potere ottenere tutto ciò che vogliono per cui, uno volta usciti di casa, non sono capaci di tollerare le frustrazioni.

Il risultato è:

-un bambino- ragazzo poco responsabile ( perché non sa prevedere le conseguenze di ciò che fa),

-poco autonomo perché non sa fare da solo e quindi richiede più presenza e diventa più dipendente; -molto aggressivo nel momento in cui i propri bisogni e desideri non sono immediatamente soddisfatti.

Arrivano in terapia per :

  • insicurezza o sospette carenze a scuola
  • disturbi di ansia
  • difficoltà relazionali o ritiri depressivi
  • disturbi della sessualità o dell’alimentazione

La soluzione va studiata caso per caso ma prevede, oltre che un intervento sul minore, anche una collaborazione dei genitori che dovranno gradatamente sostituire certi comportamenti :

-evitare di correre in soccorso dei figli

-evitare di assecondare i continui richiami di aiuto

– assumere un atteggiamento distaccato di fronte alle iniziali lamentele.

Il tutto finalizzato a fare esplorare le proprie risorse personali. Si ristabilisce così gradualmente un sano rapporto familiare dove genitori e figli hanno ruoli chiari e distinti, dove ognuno può vivere appieno la propria vita tollerando sbagli inevitabili e possibili frustrazioni.

Dott.ssa Valeria Randisi psicologa, psicoterapeuta, master in D.S.A  Casalecchio di Reno – Bologna