Una riflessione su schemi e mappe per l’apprendimento
Si parla molto di schemi e di mappe, del loro utilizzo per facilitare l’apprendimento di tutti i bambini. A volte le due parole sono usate quasi come sinonimi. In realtà ci sono grosse differenze nella loro strutturazione; esistono tanti tipi di mappe e il presupposto necessario che troppe volte si dà per scontato, è che il bambino sia in grado di leggerle e utilizzarle.
Sia gli schemi che le mappe presuppongono che il bambino sia già in grado di:
identificare, mettere in relazione, confrontare, classificare e poi raccogliere e disporre nello spazio i concetti fondamentali.
In sostanza il bambino deve possedere un certo grado di organizzazione logica e delle specifiche strategie visive necessarie per leggerle.
Schemi
Gli schemi sono la forma di rappresentazione più semplice, possono essere fatti con parole, immagini, collegamenti, ma non esistono regole di strutturazione né elementi obbligatori.
Direi che è essenziale partire dalla costruzione degli schemi prima di affrontare quella delle mappe.
Mappe
Con il termine mappa accorpiamo tantissime tipologie , le principali sono due: mappe mentali e mappe concettuali.
La caratteristica fondamentale è che hanno delle regole precise per essere composte e per essere lette correttamente.
Le più semplici sono le mappe mentali che sono composte a raggiera. L’idea centrale è messa al centro e da essa si diramano varie frecce che indicano parole-chiave di vari concetti.
Ogni parola chiave deve avere una connessione logica, di associazione, con l’idea centrale. Non vengono esplicitati i legami tra le parole che si trovano su rami differenti, perché il legame è solo associativo.
Si capisce che una difficoltà insita nella composizione di una mappa mentale sia quella di astrarre un intero concetto e di ridurlo a semplice parola, competenza che non può essere data per scontata ma richiede esercizio fin dalle prime classi della scuola primaria.
Ritengo che sia utile non presentare nulla di già pronto ma iniziare per gradi. Si può leggere la lezione insieme o ascoltarla se si dispone di un e-book, poi si possono utilizzare dei post-it o dei cartoncini sui quali scrivere, insieme al bambino, “parole chiave” per lui significative.
In un secondo momento i foglietti così realizzati, possono essere rimaneggiati nella loro disposizione fino ad ottenere quella che è più utile al singolo.
Io inizio sempre con qualche fiaba o con qualche giornata particolare raccontata dal bimbo per rendere l’esperienza significativa e, soprattutto, per capire se ha sviluppato le facoltà cognitive essenziali: identificazione, classificazione e categorizzazione.
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